I seminari "Redemptoris Mater"

 

 

Seminari Diocesani Missionari "Redemptoris Mater"

Pola ( Croazia)


 

Mons. Crepaldi al seminario di Pola

Scritto da Alessandro Perich   

mercoledì 27 ottobre 2010

 

Martedì 12 ottobre nella sede del Seminario Internazionale “Redemptoris Mater” di Pola si è svolta l’inaugurazione dell’Anno Accademico per la preparazione di futuri sacerdoti con il carisma della visionarietà. I trentacinque giovani che vi sono accolti provengono dal Cammino Neocatecumenale, come i  loro formatori. I seminaristi sono provenienti da ogni parte del mondo ed hanno culture diverse. Essi fanno esperienza dell’universalità della Chiesa e della ricchezza nella diversità. Tale aspetto è molto prezioso: i presbiteri così formati possono costituire un forte aiuto ai cristiani per superare la paura dell’altro e per dare una risposta, in Cristo, alle ingiustizie tra i popoli. Ciò che accomuna questi giovani è la fede in Cristo. A tale evento, su invito del rettore Don Piergiorgio De Angelis, ha tenuto la prolusione S.E. Giampaolo Crepaldi Arcivescovo-Vescovo di Trieste. Erano presenti, oltre i seminaristi, anche mons. Ivan Milovan Vescovo di Parenzo-Pola, mons. Antun Bogetić Vescovo emerito di Parenzo-Pola, mons. Ante Jurić Arcivescovo emerito di Spalato, Don Piergiorgio de Angelis rettore del seminario Redemptoris Mater di Pola, mons. Giorgio Carnelos parroco della Cattedrale di Trieste e padre spirituale del seminario Redemptoris Mater di Pola, mons. Janez Oberstar ed alcune autorità quali Ivan Jakovčić, presidente della regione Istria e Boris Miletić, sindaco di Pola.

L’Arcivescovo Crepaldi nella sua Lectio Magistralis — “le prospettive della Caritas in Veritate - Chiesa ed Evangelizzazione” — ha indicato ai presenti gli scenari in cui dovranno operare ed evangelizzare: «Se ci guardiamo indietro nel tempo e ripercorriamo questi vent’anni che ci separano dalla Centesimus Annus ci accorgiamo che grandi cambiamenti sono avvenuti nella società degli uomini ha detto mons. Crepaldi, individuandone i principali: «La perdita di virulenza delle ideologie» e politiche che avevano caratterizzato l’epoca precedente al 1989, sostituite però dalla nuova ideologia della tecnica; l’accentuazione dei fenomeni di globalizzazione determinati da un lato dalla fine dei blocchi contrapposti e dall’altro dalla rete informatica e telematica mondiale; le religioni ritornate alla ribalta della scena pubblica mondiale; l’emergenza di alcuni grandi paesi da una situazione di arretratezza, che sta mutando notevolmente gli equilibri geopolitici mondiali.

Queste quattro grandi novità accadute nel ventennio che ci separa dall’ultima enciclica sociale Centesimus Annus hanno cambiato in profondità le dinamiche sociali mondiali, ma il punto di vista della Dottrina Sociale della Chiesa è la tradizione apostolica e non è possibile separare due Dottrine Sociali della Chiesa, l’una pre-conciliare e l’altra post-conciliare. Un altro tratto caratteristico dell’enciclica è il riferimento alla Populorum Progressio di Paolo VI.

La tradizione apostolica però è una sola ed ecco l’applicazione dell’ermeneutica della continuità del Concilio Vaticano II anche alla Dottrina sociale della Chiesa. Quanti Manuali di Dottrina sociale della Chiesa che ostentavano questa contrapposizione dovrebbero essere rivisti e riscritti! Queste contrapposizioni sono frutto della sovrapposizione alla Dottrina sociale della Chiesa di categorie ideologiche ad essa estranee, che impediscono di riconoscere il suo vero messaggio. Nessun livello di realtà può darsi da solo la sua verità. Quando un livello della realtà si chiude in se stesso, presumendo di poter bastare a se stesso, diventa prigioniero di se stesso.

Senza Dio, l’uomo può produrre solo uno sviluppo disumanizzato. Questo spunto ermeneutico fondamentale viene applicato da Benedetto XVI a quattro grandi tematiche dell’attualità storica: l’economia, l’ateismo e le religioni, l’ambiente e la natura umana, la tecnica e la bioetica. Nessuna enciclica precedente aveva affrontato in modo così ampio ed approfondito questi elementi che sono emersi in modo dirompente dopo la famosa crisi delle ideologie e che contengono in sé nuove preoccupanti ideologie.

Tra gli aspetti pastorali spesso l’utilizzo della Dottrina sociale della Chiesa è frenato dall’idea che le realtà umane hanno la loro autonomia e che il cristianesimo debba riguardare le coscienze e non le leggi o le istituzioni. Contemporaneamente si pensa anche che la fede cristiana non possa né debba generare una cultura e se dà luogo ad un’etica sociale rischia di trasformarsi in religione civile. Queste e simili posizioni di fatto frenano o addirittura impediscono un utilizzo adeguato della Dottrina sociale della Chiesa.

Si preferisce parlare di testimonianza, di coscienza, di lievito e sale e non si è fino in fondo convinti che debba esserci un posto per Dio nel mondo, che il cristianesimo abbia un ruolo pubblico, né che esso non sia solo utile ma anche indispensabile per la vita sociale. Si finisce anche per accettare l’idea che quando i cristiani entrano nella sfera pubblica debbano esibire solo argomentazioni di ragione e non di fede, riducendo in questo modo la fede ad opinione e prospettando una religione senza etica o una fede nuda, priva di una proposta di verità, oltre che di carità, sulla persona e sulla società.

Formare alla Dottrina sociale della Chiesa è pastoralmente possibile a due condizioni: che essa sia vista come missione della Chiesa intera e quindi inserita nella vita intera della Chiesa e non come una serie di soluzioni tecniche di problemi sociali contingenti; che tutti i principi della Dottrina sociale della Chiesa vengano tenuti insieme dato che essa è un corpus ove tutto illumina tutto. Mons. Crepaldi ha concluso con un’ultima annotazione pastorale. Verità e carità sono due bisogni fondamentali di ogni uomo. Tutti cercano la verità e l’amore; tutti capiscono che davanti alla verità e all’amore si è costituiti in dignità. Verità e amore diventano quindi vie pastorali fondamentali.

Alla fine della prolusione i Vescovi presenti hanno concelebrato un’eucarestia di ringraziamento affidando a Maria i frutti della preparazione dei seminaristi, la nuova evangelizzazione.

 

 

 

 

 

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